Milestone #37
openRetrospettiva xWave
100%
Description
Risultati e metodologie introdotte¶
Durante gli anni che vanno dal 2017 al 2023, ho introdotto ed adottato metodologie per lo sviluppo software moderno.
Queste sono (metodologie e tool):
- Gestione dei progetti aperta e visibile, con possibilità di revisione e retrospettiva per ogni progetto
- Gestione del codice tramite repository accessibile e consultabile, per l'analisi dello storico
- Gestione delle relazioni, onboarding developer, comunicazioni
- Gestione delle specifiche su una base di conoscenza comune
- Gestione dello stato di avanzamento dei vari progetti, con log di eventi e dismissione progetto
- Pratiche e Tool DevOps per automazione di esecuzione di test (CI), ed automazione Deployment (CD)
- Semplificazione dei rollback in caso di malfunzionamento inatteso
I risultati raggiunti grazie all'adozione di queste metodologie e tool sono:
- Semplificazione delle comunicazioni
- Possibilità di fare retrospettive
- Documentazione delle feature, delle scelte tecniche, dei cambiamenti storici, della performance in fase di deployment
- Misurazione delle performance di rilascio
- Misurazione e conteggio degli incidenti in fase di rilascio di nuove feature.
- Misurazione e conteggio di risoluzione bug.
- Conteggio di commenti, revisione strategia, revisione analisi feature, rapporto tempi brainstorming / sviluppo
Percezione e realtà¶
L'azienda, ovvero le persone occupate nell'azienda, non ha una piena consapevolezza dell'impatto di queste metodologie, e di quanto siano state produttive per lo sviluppo.
Non ha gli strumenti per misurare le performance di deployment, perché storicamente non ha mai proceduto a fare retrospettive.
Se parlo di retrospettive, la percezione da parte del management è che si stiano assegnando colpe, e non ricercando fallace nel processo e nelle metodologie applicate.
Per quanto riguarda lo storico, l'azienda ha una percezione assolutamente rosea, "i bei tempi", ma sono tempi durante i quali non c'è nessun log sistematico storico, dove non esistono tool di gestione del software, tempi per i quali non è possibile fare misurazioni.
La piattaforma che rende possibile misurare (Redmine) è stata usata da me per quanto riguarda lo sviluppo software, tutti gli altri ambiti dell'azienda non hanno log in Redmine. Questo include anche la selezione del personale, salvo il caso specifico di Andrea Lunetta, del quale ho curato la selezione personalmente, e redatto la lista delle domande tecniche.
Spesso le comunicazioni avvenivano via email o via chat private, rendendo impossibile avere uno storico, una cosa non affrontabile per una full-remote company, ma del tutto tossica per ogni tipo di azienda: non avere uno storico permette di sviluppare conflitti basati sull'emotività, non puntare ai risultati, essere del tutto distaccati dalla realtà.
Reparti che non applicano misurazioni¶
- marketing
- selezione personale
- gestione dei conflitti e divergenze di vedute
Storicamente, non ci sono dati riguardanti l'efficacia del marketing, né prima dell'introduzione di Redmine, né dopo l'introduzione. Il marketing è visto come qualcosa di magico e non misurabile. Ma questa percezione è data dal fatto che nessuno si è occupato di misurarla.
C'è una totale fiducia riposta su consulenti ed agenzie marketing. A partire dalle campagne Google AdWords, per arrivare a freelance ed agenzie specializzate, non ci sono né dati né analisi delle performance visionabili e criticabili.
Sulla selezione del personale, spesso ci si è affidati ad agenzie di fornitura e selezione personale, ma le scelte sono state affrettate e poco consapevoli riguardo le tecnologie in uso.
Sulla gestione dei conflitti, si nega che questi possano nascere, sia in ambito tecnico, sia in ambito strategico.
I conflitti in ambito strategico sono spesso non dichiarati, espressi vagamente durante discorsi da bar, e mai esplicitamente dettagliati.
Piuttosto grave è la mancanza di una strategia, ma questo è il risultato di:
- mancata discussione aperta e criticabile
- argomenti emozionali e non vagliati dal filtro della ragione
- ipotesi non messe alla prova e numeri non verificati
- visione della realtà guidata da luoghi comuni e discorsi da ascensore
Impossibilità di contribuire ulteriormente¶
Dal punto di vista personale, come professionista, e come persona consapevole delle fallacie dell'azienda, non sono in grado di contribuire all'azienda ulteriormente.
Frizioni e conflitti personali:
- se qualcosa è andato storto, quello è dovuto al software, che ad oggi è l'unica cosa misurabile.
- se sollevo critiche ad altri reparti, la risposta è fumosa, non potendosi basare su dati certi, e vista come attacco personale.
Competenze specifiche ed ambizioni personali:
- Ho interesse nello sviluppo software
- Ho speso anni e fatica per arrivare ad un livello di competenza soddisfacente ed utile
- La velocità di cambiamenti in ambito sviluppo software è sempre stata sostenuta, seguire le nuove tecnologie non mi permette di occuparmi di altri ambiti
- Professionalmente voglio continuare a sviluppare le mie competenze in ambito software
- Ho una naturale predisposizione alla scrittura del codice, programmazione, e gestione del software
- Mi affascina la tecnologia e le soluzioni adottate, anche se ho visto molti problemi, molte soluzioni, molti tool, resta per me un campo ancora vivo ed interessante.
Totale rifiuto da parte dell'azienda di cambiare atteggiamento:
- Guardare la realtà misurando vuol dire crescere ed ammettere gli errori a livello di procedura
- L'identificazione comportamento <-> identità, porta al meccanismo della colpa come giustificazione dell'accaduto, a nessuna azione di riallineamento, a nessuna rielaborazione dei comportamenti. C'è qui una fallacia culturale che è evidente dal troppo affidamento ad atteggiamenti assistenzialisti come "mi dai una mano", "sono in difficoltà", "devi aiutarmi", "tu devi capire ..."
Si scarica quindi la responsabilità dei propri comportamenti su chi è stato capace di adottare una metodologia di misurazione ed analisi che gli permette di individuare le fallacie nei comportamenti e porvi rimedio.
Come persona, vengo visto come una specie di mostro, semplicemente perché adotto questa metodologia efficace.
Da un lato ci si rifiuta di adottare la stessa metodologia per paura forse di dover cambiare comportamento, e quindi perdere identità.
Dall'altro lato si addossa a me tutta la responsabilità, come se io fossi capace di far cambiare comportamento agli altri, oppure renderli produttivi anche se continuano ad adottare le stesse procedure improduttive.
Successi personali¶
A parte l'introduzione di tool e di metodologie, negli anni mi sono scontrato con l'inefficacia di alcune pratiche.
Ad esempio ho introdotto un daily scrum perché spesso non si capiva cosa la gente stesse facendo, né come.
Ho introdotto la pratica (ormai abbandonata) di fare un rapporto riguardo il daily scrum, di aprire un log settimanale riguardante lo sprint in corso. Nessuno ha seguito questo approccio, ma è stata per me una prova importante per tastare il terreno.
Ho adottato la pratica di fare un report annuale dei risultati e dello stato dello sviluppo software.
Ho sviluppato e rilasciato molto codice, questo mi ha dato un riscontro reale dell'applicazione delle metodologie adottate.
Ho aggiornato e mantenuto plugin redmine per invogliare all'uso, come scrum plugin fin da subito, il voto di gradimento per ogni nota, l'aggiunta del plugin checklist.
Applicazione della metodologia in altri ambiti¶
In ambito sociale non ho mai tenuto un log dei miei comportamenti. Che questo fosse virtuale (social network), o fisico (eventi formativi, sportivi, feste), non ho mai analizzato quale fosse la percezione degli altri, e quanto questa fosse dovuta ai miei comportamenti.
Mi lamento di non avere rapporti sociali edificanti, ma in realtà ho pochi dati riguardo a cosa ritengo edificante, e cosa no. Ho poca consapevolezza e do poca/niente importanza a questo aspetto. Come se le sorti del micro-mondo aziendale xWave fossero sovrapposte alla mia sorte personale.
Qualunque relazione all'esterno che non capisce il lavoro e le problematiche relazionali del micro-mondo xWave, è vista da me con diffidenza.
Abbandonare il campo di battaglia e perdere identità¶
Dal punto di vista sociale, avere un lavoro è anche un aspetto identitario.
Ma il mio lavoro non è cambiare il comportamento degli altri. Il mio lavoro è implementare soluzioni software, curare la mia formazione, e cambiare il mio processo di produzione, il mio modo di relazionarmi, il mio modo di comunicare, solo nell'ottica di fare il mio lavoro in modo migliore.
Sovrapposizione: successo di xWave <-> successo personale¶
Negli anni ho lavorato per diverse realtà, sempre in modo meno soddisfacente che non all'interno di xWave negli ultimi 8 anni.
Questo mi porta a pensare di non poter replicare la mia esperienza di successi e crescita altrove.
Certamente non posso replicare questo all'indietro, dove posso solo prendere atto dei miei errori col senno di poi.
Il fatto che xWave sia antropologicamente votata al fallimento, e il fatto che io me ne stia andando, lo percepisco come un fallimento personale.
Come ho visto sopra, gli elementi ed i fattori che portano al fallimento di un'impresa che vende servizi basati sul software, non sono relativi alla sola produzione e gestione del software.
i fattori che portano al fallimento di un'impresa che vende servizi basati sul software, non sono relativi alla sola produzione e gestione del software
La reazione della azienda alle mie critiche é stata "visto che non gradiamo guardare ai numeri in ambito marketing, preferiamo smettere di guardare ai numeri anche in ambito software"
Sono io responsabile di questa reazione?
Dal mio punto di vista c'è una reticenza ed un atteggiamento culturale azienda che esclude il premiare il merito, si fanno spesso discorsi come "se guadagniamo di più, guadagniamo tutti", si assumo persone per conoscenza e non per competenza, si favorisce il dialogo e le relazioni personali extra-lavorative (cosa per altro difficile da sviluppare per una compagnia full-remote) a scapito della crescita professionale e remunerativa.
C'è una eccessiva spesa di risorse per la supposta cura delle relazioni umane a distanza, che da parte mia è percepita come invadenza, ingerenza, tentativo di controllo, sopraffazione.
Dopo l'ultima telefonata con Danilo, durante la quale ha tentato di cambiare la storia dell'accaduto, accusandomi di tutto ciò che non funziona in xWave, ho pensato
"se mai fossi felice, con una donna, se mi innamorassi di nuovo, non voglio più che tu venga a saperlo"
Mi accorgo che non è possibile, ne sono stato sempre consapevole, e non ho mai accettato che è impossibile che lo venga a sapere.
Questa cosa mi fa oscillare tra il tentativo di causare danni a Danilo e crew di disgraziati, e il causare danni a me affinché sia infelice.
Sono nell'immobilità tra due opzioni distruttive.
Nessuna delle due è qualcosa di positivo per me, ma devono esserci dietro delle motivazioni ancorate all'esperienza.
Sono stato felice con Sabina, quando ero in pieno conflitto con la xWave, perché caricato di responsabilità su aspetti che io non potevo controllare.
Sono stato altrettanto felice con Laura, ed ero sempre in conflitto con la xWave.
Ho vissuto molto tempo facendo sport, ha anestetizzato la mancanza di una relazione sentimentale, ho perso anche un'occasione importante, ma mi ha permesso di costruire e curare relazioni, e di riempirmi di emozioni positive e salutari, di confronto, di allegria.
Non voglio rinunciare a questo tipo di emozioni. Ma devo avere un entrata finanziaria adeguata per poter vivere.
Come uscire dallo stallo¶
Danilo, Chris, Gunter, chiunque in xWave: se a voi non frega niente di fallire, e volete fallire, fatte pure.
Alla possibile obiezione:
"come mai quando eri felice ci hai trattato male?"
Perché vi comportate come degli idioti, non ci sono altre motivazioni.
ed a:
"continuerai a trattarci male anche quando e se sarai felice?"
Sì, fintantoché continuerete a comportavi come degli idioti, mi relazionerò a voi come ci si relaziona a degli idioti.
Se questo per voi è poco cristiano o poco caritatevole, a me non frega niente.
Comunicare o no¶
Fare partecipi di questa retrospettiva xWave oppure no?
Questa è una mia retrospettiva personale, e riguarda la mia vita professionale e relazionale.
Non accetto argomenti senza numeri "è così, te lo dico io"
Durante la telefonata ho detto "ci sono attività che vendono fuffa e vivono", la reazione è stata "citamene una", come se non fosse evidente da chi vive di vendita di corsi di tutti i tipi, e guadagnano da questo. Corsi di tutti i tipi, usano canali di promozione adeguati, ed applicano regole di marketing misurabili e verificabili. Di certo non vanno a pregare in chiesa perché la fortuna la aiuti, non è così che funziona nel mondo reale.
Si prega in chiesa per delle malattie e cose che non si possono risolvere, e questo è comprensibile ed umano, ma dire che non si guadagna soldi per colpa degli dei avversi, o della sfortuna canaglia, è da stronzi.
Questo atteggiamento assurdo e pensiero magico non c'entra niente con l'essere napoletani, italiani, austriaci, frankfurter, di Stoccarda, tedeschi o altro. Questa è cultura aziendale fallace e tossica.
Che io faccia partecipi o meno di questa mia retrospettiva xWave, o no, non cambia niente. La xWave rifiuta di riconoscere la fallacia culturale.
Se xWave vuole guidare l'azienda seguendo il pensiero magico, farebbe meglio ad assumere un mago, o un prete, o un fattucchiere, o un esorcista, almeno hanno conoscenze specifiche in materia.
Danilo, continua a non misurare niente e a dire che io non scopo e non mi innamoro perché sono troppo razionale.
A me, misurare i risultati, tentare altre strade, verificarle, mi piace, mi da emozioni positive. Cambiare modo di comunicare, modo di gestire un progetto, modo di portarlo a termine e metterlo in produzione, verificare la reazione dell'utenza, ascoltare critiche e correggere, ... a me tutto questo piace, e lo faccio in modo razionale ed allegro. E mi da buone emozioni.
Misurare quanti soldi guadagno, è qualcosa che mi da una soddisfazione riguardo agli sforzi fatti. Se faccio sforzi senza guadagnare, allora sto lavorando male. Ma se non posso cambiare la modalità con la quale lavoro, e non posso cambiarla in senso più produttivo, allora sono inchiodato a guadagnare poco. E questo per me è assurdo ed inaccettabile.
C'è un modo di usare la ragione in modo positivo ed edificante, che non esclude la fantasia, né le emozioni.
E riguardo il vendere fuffa, potrebbe essere socialmente condannabile, ma le tecniche persuasive impiegate, la misurazione dei risultati, la misurazione dei guadagni, di per se sono attività soddisfacenti, che coinvolgono la ragione, non la magia.
La magia e la religione non mi danno piacere, non mi danno buone emozioni, mi mettono a disagio.
Credere alla magia per me equivale ad essere pazzo, cosa di cui faccio volentieri a meno.
Stessa cosa per la religione, non ho una scala di gradimento per la metafisica.
Anche nello sport, misuro i risultati, e li confronto con quelli degli altri, perché no, non mi bastano le emozioni in se, devo avere degli obiettivi che posso misurare, un metodo che posso seguire o cambiare, tutto.
E sul senso della vita, non mi frega niente se non ne ha alcuno, mi interessa solo vivere fino a che respiro.
Cosa direbbe Paul McCarty:
live and let die
Conclusione¶
Io non sarò mai felice continuando a lavorare in xWave, fintantoché la cultura aziendale rimane basata sulla magia. Ho lavorato in ambito software portando un esempio di come affrontare le sfide con la ragione, riuscendo spesso a bilanciare vita personale e relazionale con vita professionale. La ditta rifiuta di riconoscere i risultati, e soprattutto rifiuta l'atteggiamento razionale adottato per affrontare le sfide.
La ditta sovrastima l'impatto negativo della mia comunicazione a volte burrascosa, e sottostima l'impatto negativo del pensiero magico.
Il pensiero magico infatti è repulso da me perché mina le fondamenta sulle quali baso qualsiasi strategia di crescita professionale ed umana.
Mi sento violato interiormente quando qualcuno prova a propinarmi spiegazioni esoteriche e trascendentali riguardo a ciò che posso o non posso raggiungere, agli obiettivi a quali posso o non posso ambire.
Posso essere felice altrove, e il fatto che la crew di xWave lo sappia non mi deve preoccupare.
Devo perdonare il tentativo infame e codardo da parte di Danilo di violarmi interiormente, tentativo in parte riuscito, tentativo che mi ha fatto perdere tempo, denaro, ed occasioni, sia professionali, sia affettive, sia relazionali.
Ammetto che avevo delle insicurezze personali che hanno permesso questo:
- paura di non essere accettato
- paura di essere picchiato e malmenato
- paura di essere escluso, giudicato, emarginato
Ad esempio:
essere razionale, mi rende un mostro insensibile
"elenca situazioni nelle quali questo si è verificato":
- mamma mi vede fare degli schemi di ragionamento che riguardano il modo di negoziare una soluzione informatica con probabili committenti. Suo commento "e che sei, un mostro?". Rielaborazione. Gli schemi (pattern) di ragionamento sono del tutto teorici e non riguardano una persona specifica, riguardano una strategia comunicativa efficace. Questo non vuol dire che la soluzione non soddisfa il cliente, o che si manipola il cliente, vuol dire solo che si soddisfa i bisogni reali, e si comunica cosa si può soddisfare e cosa no tramite una soluzione informatica. Sono strumenti per chiarirsi le idee, non per analizzare o manipolare gli altri.
- comunicazioni con Fabian, "tu non hai controllato il codice ed hai cancellato il riferimento alla nuova API, rimettendo il riferimento alla API vecchia". No, questo non è affatto "da mostro insensibile", qui ha offeso il mio lavoro ed il fatto che la nuova API fosse implementata da me, ignorando completamente il mio apporto. Mi sono effettivamente offeso, è più che umano, un atteggiamento da perdente e poco professionale, ma non sono perfetto, e ho anche una mia sensibilità che a volte prende il sopravvento. Un errore professionale, ma non una tragedia. Errore ingigantito da Danilo, da Fabian, e da chiunque in xWave, senza andare a guardare quali potevano essere le cause, e giungendo a conclusioni sbagliate e soggettive.
Il ritorno alle vecchie certezze è un atteggiamento comune:
- Danilo torna alla gestione confusionale della sua azienda
- Io torno a pensare di essere non accettato, picchiato, emarginato, giudicato
Di Danilo e xWave fotte una sega a me.
Riguardo a me, è importante individuare e distinguere comportamenti ed atteggiamenti salutari da quelli tossici.
Perché non ho ricominciato a fare sport, semplicemente?¶
L'atteggiamento irresponsabile e giudicante di Danilo ha minato le mie certezze in ambito professionale, ho creduto di dover rivedere sia la comunicazione, sia la competenza effettiva. L'uso di metriche è del tutto ignorato da parte di Danilo, e l'insistenza e la ripetizione ha influenzato il giudizio obiettivo. Quindi ho dedicato troppo tempo a riflettere su cosa avrei dovuto correggere in ambito professionale, e poco tempo a cosa avrei dovuto correggere in ambito amicale.
Dire quello che si pensa, senza paura che questo possa offendere o mettere in risalto errori altrui
L'atteggiamento e reazione di Fabian sono state piuttosto incisive. Il fatto che gli altri avessero una vita affettiva appagante ed io no, mi ha fatto pensare che esternare le proprie vedute fosse sbagliato.
Ho iniziato, o continuato, a non esprimermi chiaramente, a non dire come la penso, "per educazione".
Ho continuato a non condividere le mie soddisfazioni, le mie emozioni. Ho avuto paura di condividerle con Denis, che pure mi piace, per paura di mostrarmi entusiasta per qualcosa che mi piace e mi è piaciuto fare.
Spesso, o sempre, prima e finito le gare, non mi sono mai messo a parlare del mio lavoro, perché vivevo una situazione di disagio non chiarita consapevolmente, disagio dovuto alla deformazione di Danilo, e non al lavoro stesso.
Questo non mi ha permesso di vivere tranquillamente il momento comune.
Non mi sono mai fermato ad ascoltare cosa facevano gli altri, ad interessarmi del loro lavoro, o almeno ad ascoltare in modo partecipe.
Ho sempre ignorato questo, i rapporti sociali in ambiente lavorativo, perdendo così l'occasione di condividere, trarre conclusioni, dare un giudizio terzo e non legato solo al committente.
Dal punto di vista professionale sarei potuto crescere di più, cambiare ditta, cambiare lavoro, affrancarmi da xWave, tutto questo solo condividendo di più, vivendo il momento presente, parlando senza farmi problemi.
Anche nel rapporto con le donne, avrei potuto mostrarmi senza paura di sembrare un perdente, semplicemente perché xWave non stava avendo successo.
Durante gli eventi formativi, in Italia e all'estero, avrei potuto condividere la mia esperienza professionale, parlando degli approcci adottati, omettendo il pensiero magico adottato da Danilo, ed i conflitti "tecnici" che ne nascevano.
"Avrei potuto", ma cosa posso ora? Quante e quali sfide posso accettare ed affrontare piacevolmente?
Non parlo con gli altri perché ho paura di essere giudicato, cosa che Danilo ha sempre fatto, cosa che Danilo ha sempre usato per ritorcermi contro colpe che non ho. E cosa che in famiglia hanno sempre fatto, specialmente babbo, mamma, Michele, Laila, Catia, Paolo.
Mentre invece se me ne fregassi del giudizio degli altri, e commentassi semplicemente stikazzi, continuando a tenere come riferimento l'outcome, visto che le persone non vengono assunte sulla base della morale e del giudizio, ma in base alla produttività, ci sta pure che uno dica una cazzata o che venga frainteso, senza che ti cada il mondo addosso.
Fatte queste considerazioni, quanto tempo ho giornalmente a disposizione?
- fare sport: allenarsi e fare conversazione da spogliatoio/fine-gara, non occupa più tempo che allenarsi e chiudersi in se stessi nel mutismo e non ascoltare o intervenire sui discorsi degli altri, e non condividere le proprie relazioni lavorative.
- avere una ragazza e parlare un po' di tutto, non occupa più tempo che farsi le seghe ed andare a puttane quando sono all'esaurimento (per poi innamorarmi e credere che l'amore sia impossibile per me).
- Lavorare ed esternare la propria visione e giudizio nei confronti degli altri non occupa più tempo che tenersi le cose dentro, rimuginare e rovinare tutti i rapporti sociali perché non si è capaci di farsi ascoltare.
NUOVA AVVENTURA PROFESSIONALE
- Sono pronto ad affrontare con chiarezza le sfide tecniche?
- Sono pronto a promuovere e valorizzare le mie qualità professionali?
- Sono pronto ad esternare il mio malcontento in modo efficace e convincente?
Comunicare con gli altri: cosa è andato storto. No, non mi ha chiesto una cosa di un colore e glie ne ho fatto una di un'altro colore. Mi si fanno le pulci su dettagli che non sono stati ancora affrontati, senza guardare ad errori strategici macroscopici riguardo mercato e clientela che non dipendono da me. Mi si richiede di sviluppare un codice che soddisfi una quantità di funzionalità sempre crescente, al tempo stesso di adottare metodologie inefficaci, al tempo stesso di mantenere una qualità elevata, e al tempo stesso di ringraziare pure per l'opportunità offertami.
Questa è una richiesta del tipo: ora pulisci il pavimento, e fallo con lo spazzolino da denti, e finisci entro un'ora.
Updated by Daniele Cruciani 3 months ago
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· Edited
Basso profilo per l'uscita da una azienda¶
Riguardo la comunicazione, come conciliare l'atteggiamento di mantenere un profilo basso, e comunicare:
Comunicare con gli altri: cosa è andato storto. No, non mi ha chiesto una cosa di un colore e glie ne ho fatto una di un'altro colore. Mi si fanno le pulci su dettagli che non sono stati ancora affrontati, senza guardare ad errori strategici macroscopici riguardo mercato e clientela che non dipendono da me. Mi si richiede di sviluppare un codice che soddisfi una quantità di funzionalità sempre crescente, al tempo stesso di adottare metodologie inefficaci, al tempo stesso di mantenere una qualità elevata, e al tempo stesso di ringraziare pure per l'opportunità offertami.
Questa è una richiesta del tipo: ora pulisci il pavimento, e fallo con lo spazzolino da denti, e finisci entro un'ora.
Chiaramente il messaggio tocca un nervo scoperto, un errore passato che non è riparabile oggi, la reazione del ricevente è quella di negare l'evidenza pur di non fare la figura del perdente, pur di comunicare professionalità e conoscenza, e pur di farlo a spada tratta, ritraendosi nelle proprie convinzioni, anche a scapito del perpetuarsi del fallimento.
Questo farebbe ripiombarmi in discussioni fumose e pretestuose, che mettono in dubbio qualsiasi evidenza, alle quali io dovrei rispondere, spendendo tempo che per me sarebbe utile utilizzare per altri scopi.
Inoltre mi predisporrebbe in uno stato emotivo conflittuale e battagliero, distruttivo da tutti i punti di vista interpersonale e relazionale.
Tuttavia nelle ultime comunicazioni ho scoperto questo nervo, non nell'ottica di cambiare il passato, ma di intervenire per il presente ed il futuro.
In sostanza ho agito di impulso, rovinandomi la possibilità di una uscita con profilo basso.
In più la mia teleologia mi orienta ad occuparmi di software, non di marketing, non di "qualsiasi cosa riguardi xWave", ma di "sviluppo software" in generale, ed anche relativo ad xWave.
Fare una critica costruttiva è compito impegnativo, se xWave non si accontenta di accettare una critica per poi andare a prendere provvedimenti con risorse proprie, interne od esterne, e pretende che sia io a risolvere tutti i loro problemi, può andarsi allegramente a farsi fottere, dal mercato, dai clienti, o da chi preferisce.
Posso semplicemente fregarmene?¶
Non sono perfetto, ho fatto un errore nell'uscita dall'azienda. Ma posso semplicemente ignorarlo e fregarmene?
Se per ogni cosa che dico, a Danilo o a mamma, la loro reazione è attaccarmi alle mie fondamenta, posso semplicemente chiudere ogni relazione?
Probabilmente questo riguarda la sovrapposizione identitaria.
Non capisco per quale motivo, ed ispirata da cosa, mia madre si sia messa in testa di potermi capire.
Io capisco che mamma mi possa amare, e pure lo accetto. Ma per quale motivo vorrebbe "capirmi"?
Ha lo stesso atteggiamento Danilo, o finge di averlo, pretende di "capirmi", pretende di farmi credere che "mi capisce", ed usa questo come arma per addossarmi le colpe di qualsiasi cosa.
Questa vicinanza tra Danilo e mamma è dovuta al loro stesso atteggiamento, per scopi diversi, con risultati ugualmente distruttivi e lesivi.
Cosa realmente vuol dire "ti capisco", e "non ti capisco"¶
Si parla di comunicazione emozionale.
- "ti capisco": ho vissuto una esperienza personale, che mi ha provocato una reazione emotiva simile alla tua
- "non ti capisco": non riesco a collegare l'evento alla tua reazione emotiva, facendo riferimento al mio bagaglio esperienzale
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